“Giappone dal nostro punto di vista” Concorso fotografico legato al Festival della cultura giapponese in Sardegna 5°

La 5°edizione del “Festival della cultura giapponese in Sardegna” organizzato dall’associazione culturale Events Planning quest’anno si svolgerà dal 27 settembre al 29 settembre con orario continuato dalle 10 del mattino alle 21:00 presso il Lazzaretto di Sant’Elia a Cagliari.

Per quest’anno l’associazione ha deciso di coinvolgere chi, per un motivo o per l’altro, è stato in Giappone e vuole condividere alcuni momenti della propria esperienza attraverso l’esposizione delle foto che ritiene più significative dal proprio punto di vista.

Gli interessati sono invitati a leggere il regolamento e a contattarci esclusivamente attraverso la mail indicata.

REGOLAMENTO
Il concorso fotografico GIAPPONE: IL NOSTRO PUNTO DI VISTA”, alla sua prima edizione, si svolgerà all’interno della 5a Edizione del Festival della Cultura Giapponese in Sardegna, il 27 – 28 – 29 Settembre 2019, presso il Lazzaretto di Sant’Elia a Cagliari.
L’obiettivo è di raccontare, tramite fotografie, la terra del Sol Levante.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

  • La partecipazione al concorso è aperta a tutti coloro che, durante un viaggio in Giappone, hanno realizzato delle fotografie a persone, paesaggi, monumenti, eventi, tradizioni, ecc… del territorio giapponese.
  • Ogni partecipante potrà inviare fino a un massimo di n.10 fotografie tramite la mail eventsplanning.concorso@gmail.com

rinominando i files con numero, titolo e autore ad esempio: 01, Castello di Osaka, Nome e Cognome Autore.

La MAIL di candidatura con le proprie foto andrà inviata ENTRO IL 20 AGOSTO 2019.

  • Le fotografie dovranno essere di buona qualità, a colori o in bianco e nero, orizzontali o verticali purché siano in formato JPEG e prive di firme, segni di riconoscimento dell’autore o di eccessiva manomissione tramite applicazioni smartphone o programmi pc (photoshop, ecc..) causa l’esclusione dal concorso della fotografia e del candidato stesso.

I candidati che saranno selezionati per esporre le proprie fotografie avranno diritto ad avere ACCESSO GRATUITO alla 5a edizione del Festival della Cultura Giapponese in Sardegna esclusa la partecipazione alle attività a numero chiuso.

TERMINI DI CONSEGNA DEL MATERIALE PER I SELEZIONATI
L’Associazione Events Planning selezionerà fino ad un massimo di n.5 fotografie per ogni candidato che verrà successivamente ricontattato ed invitato a stampare, in formato A4, le fotografie selezionate e consegnarle entro e non oltre il 07 settembre 2019 nei modi da concordarsi.
GIURIA
Le fotografie verranno votate da ogni singolo partecipante al Festival, con l’assegnazione di una sola preferenza.
PREMI
Verrà premiata la fotografia che alla fine dello svolgimento del Festival avrà raccolto maggiori preferenze. La fotografia vincitrice verrà pubblicata nei social media
dell’Associazione e l’autore riceverà un buono per una cena presso un ristorante di cucina giapponese di Cagliari.
Il vincitore sarà proclamato entro 15 giorni dalla fine del Festival.

PRIVACY, RESPONSABILITÀ’ DELL’AUTORE E FACOLTÀ’ DI ESCLUSIONE

Ogni partecipante è responsabile del materiale da lui presentato al concorso. Pertanto si impegna ad escludere ogni responsabilità degli organizzatori del suddetto nei confronti di terzi, anche nei confronti di eventuali soggetti raffigurati nelle fotografie. In nessun caso le immagini inviate potranno contenere dati qualificabili come sensibili. Ogni partecipante dichiara inoltre di essere unico autore delle immagini inviate e che esse sono originali, che non ledono diritti di terzi e che qualora ritraggano soggetti per i quali è necessario il consenso o l’autorizzazione egli l’abbia ottenuto. Gli organizzatori si riservano, inoltre, di escludere dal concorso e non pubblicare le foto non conformi nella forma e nel soggetto a quanto indicato nel presente bando oppure alle regole comunemente riconosciute in materia di pubblica moralità, etica e decenza, a tutela dei partecipanti e dei visitatori. Non saranno perciò ammesse le immagini ritenute offensive, improprie e lesive dei diritti umani e sociali.

DIRITTI D’AUTORE E UTILIZZO DEL MATERIALE IN CONCORSO

I diritti sulle fotografie rimangono di proprietà esclusiva dell’autore che le ha prodotte, il quale ne autorizza l’utilizzo per eventi o pubblicazioni connesse al concorso stesso e per attività relative alle finalità istituzionali o promozionali dell’Associazione Events Planning comunque senza la finalità di lucro. Ogni autore è personalmente responsabile delle opere presentate, salvo espresso divieto scritto si autorizza l’organizzazione alla riproduzione su catalogo, pubblicazioni, cd e su internet senza finalità di lucro e con citazione del nome dell’autore. Ad ogni loro utilizzo le foto saranno accompagnate dal nome dell’autore e, ove possibile, da eventuali note esplicative indicate dallo stesso. Si informa che i dati personali forniti dai concorrenti saranno utilizzati per le attività relative alle finalità istituzionali o promozionali della secondo quanto previsto dal D.Lg. 30 giugno 2003 n. 196. Il materiale inviato/consegnato non sarà restituito.

 

 

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Namastè- Una giornata indiana 2° edizione

Il 19 luglio si è svolta a Cagliari la 2° edizione dell’evento Namastè- Una giornata indiana organizzato dall’associazione Events planning. L’evento riservato ai soci dell’associazione si è svolto nell’arco della serata, iniziando alle 17:00 e conclusasi intorno alle 23:00.

Lo scopo dell’evento era quello di far trascorrere una giornata  all’insegna della cultura indiana, una giornata che facesse fare un esperienza che coinvolgesse tutti i sensi.

La giornata si è aperta, dopo i saluti e presentazione dell’associazione, con un piccolo intervento su alcune particolarità della cultura e delle tradizioni indiani. Si è parlato del significato di Namastè per poi proseguire alla scoperta di alcuni luoghi caratteristici dell’India come il Gange ed è stata raccontata la seguente leggenda ad esso associata:

Una volta Krishna rubò i sari di alcune mungitrici che stavano facendo il bagno nel fiume e li avvolse ai rami di un albero.

Quando le fanciulle, piene di vergogna, uscirono dall’acqua cercando di coprire le proprie nudità, Krishna volle che alzassero le braccia sopra la testa e implorassero in questa posizione la restituzione delle loro vesti. 

Tale storia ha un profondo significato: le fanciulle rappresentano le singole anime che devono liberarsi da ogni inibizione e darsi completamente per accostarsi all’anima divina di Krishna. “

Si è parlato poi del Tempio d’oro di Amritsar, luogo di preghiera dove si radunano i pellegrini Sikh e della città Udaipur ( città dell’alba) definita la Venezia d’oriente. La storia narra che nel 1754, su un isola in mezzo al lago Pichola, fu costruito un Palazzo di marmo destinato a diventare la residenza estiva dei sovrani Rajput.

Secondo un’antica storia un re Rajput, in stato di ebbrezza, accettò di fare un scommessa con una danzatrice: le avrebbe ceduto metà del Regno se fosse stata capace di raggiungere il palazzo dalla riva del lago, camminando su una corda tesa sull’acqua. Proprio mentre la fanciulla stava per concludere l’impresa, un ministro del re che temeva per le sorti del regno, certo che la parola del sovrano Rajput non poteva essere disonorata, recise la corda. Mentre le acque la inghiottivano, la sfortunata fanciulla gettò una maledizione sui sovrani: da quel giorno non avrebbero più generato eredi (da allora ci furono diverse adozioni).

Parlando poi di religioni e templi,  come il Jama Masjid of Dehli, non si poteva non parlare della svastica orientale che ha un significato ben differente da quello a noi noto. In India la svastica rappresenta il sole: i 4 bracci sono le posizioni dell’astro all’alba, a mezzogiorno al tramonto e a mezzanotte. La svastica esprime il fluire del tempo dall’alba che rappresenta la nascita al tramonto (la morte) cui segue la rinascita con il sorgere del sole.

Varanasi

 

 

Si è parlato poi di tradizioni, di lavori e di figure particolari presenti solo in india come i Dabbawala, del concetto di famiglia, delle case, di tradizioni e superstizioni particolari, dell’alimentazione e delle tradizioni a tavola e si è concluso con il concetto di tempo .

In seguito alla prima mezz’ora dedicata all’introduzione nel mondo indiano si sono susseguite la lezione di yoga kundalini e la dimostrazione dell’arte marziale Gatka a cura degli insegnanti Andrea Pinna (Siri Gopal Singh) e Isabella Floris (Radha Jeet Kaur) di cui rimandiamo ai seguenti articoli per leggere le descrizioni delle due attività. Di seguito i video della lezione di yoga e della dimostrazione di gatka del 19 luglio.

https://eventsplanningblog.wordpress.com/2019/07/15/namaste-una-giornata-indiana-2edizione-in-programma-dimostrazione-lezione-di-gatka/

https://eventsplanningblog.wordpress.com/2016/07/18/namaste-una-giornata-indiana-attivita-di-yoga-kundalini-con-il-maestro-andrea-pinna-e-isabella-floris/

Mentre in un’ala della sala si svolgevano le attività su citate, in un altro angolo Ramandeep Kaur eseguiva dei mehndi ad alcune partecipanti.

Mehndi, è un termine indiano per indicare un tatuaggio temporaneo eseguito con henné naturale rosso (Lawsonia inermis), dipinto su mani e piedi.
I tattoo all’henné sono una tradizione centenaria in India e immancabili in molte feste, sia hindu che musulmane. In India quasi nulla è privo di valore simbolico, così molti dei motivi hanno un significato preciso, anche se la maggior parte delle volte la scelta del tatuaggio è puramente estetica.

Alle 20:30 circa, finite le attività, i partecipanti hanno potuto degustare delle pietanze tipiche indiane. Nel menu vi erano 5 pietanze compreso il dolce

La serata si è conclusa con una sfilata di abiti tradizionali indiani messi a disposizione da Ramandeep Kaur. La sfilata aveva come tema il matrimonio, per cui, durante la sfilata, si è parlato della vestizione della sposa, dell’acconciatura detta”kesh” che prevede che i capelli siano legati in maniera armonica con la decorazione dell’abito: una treccia che si compone di 3 parti, ciascuna simbolo di un diverso fiume sacro dell’India: Gange, Yamuna, Saraswati. Sono stati inoltre descritti i principali riti che caratterizzano tutte le fasi del matrimonio:

1- Kanyadaan : la sposa dice addio al padre

2- Panigrahana: i due sposi tengono simbolicamente la mano vicino al fuoco in segno di unione

3- Saptapadi gli sposi fanno 7 giri intorno al fuoco facendosi 7 promesse.

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Gli organizzatori dell’evento Antonella Fiori e Lorenzo Uccheddu rinnovano i loro ringraziamenti ai partecipanti alla serata e a tutti i collaboratori.

Prossimo appuntamento l’ultimo week end di settembre con il Festival della cultura giapponese in Sardegna 5°.

https://www.facebook.com/events/362309791306164/

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ALL’ EVENTO “NAMASTE- UNA GIORNATA INDIANA” RAMANDEEP KAUR CON I SUOI ABITI TRADIZIONALI

Il 19 luglio si svolgerà l’evento organizzato dall’associazione culturale Events planning di Cagliari “Namaste- Una giornata indiana. 2° edizione”

L’evento è riservato agli iscritti all’associazione che hanno versato la quota associativa di 20 euro valevole per il 2019. Chi non è ancora iscritto può richiedere il modulo e procedere all’iscrizione  e alla prenotazione all’evento via mail (eventsplanning2015.info@gmail.com) o compilando il modulo sottostante.

L’evento è volto a far conoscere alcune particolarità della cultura indiana.

Grazie alla collaborazione di Raman Kaur si svolgerà durante l’evento una sfilata di abiti tradizionali indiani il cui tema conduttore sarà il matrimonio.

corretta Namaste definitiva (1)

Narra un racconto popolare che una volta 

  • un falegname scolpì la statua di una fanciulla,
  • un tessitore coprì le sue nudità con un sari,
  • un bramino le infuse la vita con canti magici
  • un umile venditore di bracciali le donò i suoi monili e, dopo essersi tagliato un dito, le segnò la fronte con una goccia del proprio sangue.

Le offerte di matrimonio dei primi 3 uomini furono respinte con le seguenti motivazioni:

  • il falegname che aveva creato la fanciulla era come un padre,
  • il tessitore che aveva protetto la sua virtù era come un fratello;
  • il brahmino era come il guru, il maestro che dona uova vita ai suoi discepoli,

ma il venditore di bracciali, che le aveva offerto i simboli del matrimonio (i bracciali e il bindi sulla fronte) ottenne la sua mano.

Per seguire Raman Kaur su facebook la sua pagina è

Raman Singh Indiani (https://www.facebook.com/profile.php?id=100009695596394&lst=100002745575008%3A100009695596394%3A1563314094&sk=about)

Raman esegue su richiesta anche il mehndi

NAMASTE- UNA GIORNATA INDIANA 2°EDIZIONE In programma dimostrazione/lezione di GATKA

Il 19 luglio a Cagliari si terrà per gli iscritti all’associazione Events planning l’evento “Namastè- una giornata indiana”.

Chi non è ancora iscritto all’associazione ma vuole partecipare alla giornata può richiedere il modulo compilando il format a fine pagina e versare la quota associativa di 20 euro valida per il 2019.

L’evento inizierà alle 17:00 e si concluderà alle 22:00. Durante la giornata si susseguiranno diverse attività volte a fa conoscere alcuni aspetti della cultura indiana.

corretta Namaste definitiva (1)

 

Tra le attività presenti nella giornata vi saranno lezione di yoga e gatka che saranno tenute dagli insegnanti Andrea Pinna e Isabella Floris.

 ANDREA PINNA (Siri Gopal Singh) Insegnante di yoga kundalini, Gatka e formatore di insegnanti.
Ha iniziato a praticare Kundalini Yoga nel 1995. Nel 2002 si è formato come insegnante presso la Comunità Yoga Dharma.
Successivamente è diventato insegnante di primo e secondo livello di Kundalini Yoga con Il K.R.I. (Kundalini Research Institute).
Nel 2014 – 2015 ha preso la qualifica di insegnante di Gatka presso l’International Gatka Accademy con Gurushabad Singh. Conduce anche classi di Yoga Nidra e sessioni di Gong.

ISABELLA FLORIS (Radha Jeet Kaur)
Attualmente insegnante certificata di kundalini yoga di primo livello e prossima ad acquisire  il secondo livello, è specializzata nella tecnologia del Naad attraverso l’utilizzo dei mantra.

Che cos’è il GATKA?

 

 

Il GATKA è un’ antica arte marziale indiana che ha origine geografica nel Panjab (India del Nord) e che insieme al Kundalini Yoga, si è diffuso in Occidente grazie all’opera del maestro Sikh Yogi Bhajan.

Entrambe le discipline ci mettono, come individui, in condizione di

  • allargare le nostre prospettive,
  • di aumentare la consapevolezza di sé e dell’ambiente in cui viviamo,
  • di accettare e rispettare ogni forma di vita e di espressione;
  • permette di ampliare in modo creativo la propria mente, la propria espressione emotiva, ed anche il proprio modo di relazionarsi nel contesto sociale.

Attraverso una successione di tecniche motorie, abbinate ad una precisa respirazione, così come indicato nella pratica del Kundalini yoga, si avvia un confronto diretto e profondo con la nostra coscienza imparando a percepire il corpo in maniera completa: si riconoscono i propri limiti e risorse, con immediati benefici psico-fisici.

Nella filosofia del Gatka il combattimento è una metafora della vita in cui le gioie e le paure umane , così come gli ideali più nobili, si relazionano con il “tu” l’altro-da-sè, e si confrontano in un dialogo sincero e sicuro.
Il Gatka è il cammino del guerriero spirituale, colui che è capace di conoscere la propria missione nella vita e di attivare l’energia per agire portando a termine i propri obiettivi. 

Di conseguenza migliora la propria autostima, accresce la sicurezza nelle azioni e stimola a confrontarsi con l’altro in maniera serena e pacifica.
Insegna che combattendo senza attaccamento si può rimanere perfettamente bilanciati fra le opposte tensioni presenti in noi stessi ed è solo grazie a questo equilibrio che si affronta una battaglia senza attendere la vittoria o la sconfitta, accettando indifferentemente quanto accade, in modo da non abbandonarsi né alla paura né all’arroganza, le quali sarebbero causa di disfatta e assoggettamento.

Questi insegnamenti si possono trasporre nella vita quotidiana : se si vivono con attaccamento le gioie ed i dolori che essa presenta, si viene continuamente trascinati da una emozione all’altra senza poter realizzare completamente le proprie aspirazioni e potenzialità.
In questo senso studiare le dinamiche del combattimento può aiutare a conoscere meglio la propria intima natura.
Incontrare e riconoscere i propri limiti, nel combattimento, così come nella vita, ed impegnarsi costantemente per superarli, in una strenua ed incessante ricerca di miglioramento di sé, è importante per una comprensione più profonda dell’esistenza, del singolo e della comunità.
Scopo fondamentale del Gatka è la conoscenza di se stessi e degli altri attraverso il confronto con diverse tecniche di combattimento corporeo e con l’uso di armi quali il coltello, le spade, bastoni di diversa lunghezza e qualsiasi strumento possa servire alla difesa personale.

Tramite le tecniche di combattimento gli allievi imparano ad incontrarsi e a comunicare, a compensare i propri punti deboli e a sfruttare i propri talenti. Con la pratica del Gatka si intende portare un valore aggiunto all’educazione, tanto dei giovani quanto degli adulti.

 

Corsi estivi di lingue e culture orientali a Cagliari

L’associazione Events planning organizza dei corsi anche per l’estate perciò se avete il desiderio di iniziare a studiare

  • la lingua coreana o
  •  la lingua giapponese

ma durante l’inverno non avete mai avuto il tempo, questa è la vostra occasione!

Per il mese di luglio sono aperte le iscrizioni per i due corsi di 20 ore ciascuno suddivise in 5 appuntamenti settimanali di 4 ore dalle 16:00 alle 20:00.

il corso base di lingua e cultura coreana si terrà i lunedì

il corso di alfabetizzazione della lingua giapponese si terrà i martedì.

Per partecipare alle nistre attività, se non si è già iscritti bisognerà anche iscriversi all’associazione compilando il modulo apposito che viene inviato su richiesta via mail.

per tutte le informazioni su programmi e contributi richiesti per la partecipazione contattare alla mail eventsplanning2015.info@gmail.com

oppure compilare il modulo sottostante.

 

Corsi di lingua giapponese 2019- descrizione e calendario

A febbraio riprenderà la programmazione dei corsi di lingua e cultura giapponese a Cagliari per i nostri soci. Chi vorrà partecipare alle nostre attività annuali, se non ha già fatto l’iscrizione all’assoc. Events planning, potrà richiedere il modulo e tutte le informazioni a riguardo via mail o compilando il modulo di contatto che si trova alla fine di questo articolo.

Dopo la descrizione dei corsi, in fondo alla pagina troverete anche il calendario dei corsi programmati.

I corsi previsti per quest’anno sono:

  • corso di alfabetizzazione della lingua giapponese.

Obiettivo di questo corso è quello di imparare a scrivere e leggere con gli alfabeti della lingua giapponese. Vi è un primo approccio anche allo studio dei kanji e si impara il lessico e le prime espressioni di saluto e conoscenza.

20 0re totali ( di seguito il programma)

programmati in vari periodi dell’anno a partire da febbraio.

  • corso “FavoLeggiamo in giapponese e lezioni tematiche”

Obiettivo del corso è quello di rafforzare le capacità di lettura e iniziare ad appropriarsi di un bagaglio lessicale per una comunicazione di base.

In questo corso si ha un primo approccio alla struttura grammaticale delle frasi in lingua giapponese.

20 ore totali ( di seguito il programma). Programmati in vari periodi dell’anno a partire da febbraio.

  • Corso base di lingua giapponese (1 e 2)

In questo corso di 100 ore totali, diviso in due moduli da 50 ore l’uno, si entra nel vivo dello studio della lingua, delle strutture grammaticali a livello elementare.

Partiranno a maggio. Più in là pubblicheremo anche questo programma.

DESCRIZIONE DEI PRIMI 2 CORSI

IL corso di alfabetizzazione della lingua giapponese  è rivolto a chi si approccia per la prima volta alla lingua.

Ha una durata di 20 ore ed è volto a studiare gli alfabeti della lingua nipponica
hiragana
katakana
e introduzione ai Kanji

Obiettivo del corso è quello di imparare a leggere e scrivere in giapponese.
Cosa c’è di diverso dagli altri corsi?
E’ un corso pensato a chi non ha tempo di studiare in casa e può ritagliarsi le sole due ore settimanali in cui segue il corso. In genere si organizzano corsi base di 20-30 ore dove allo studio degli alfabeti si dedicano un massimo di 3-4 lezioni e dopo di che si parte subito con la grammatica, perciò chi non ha il tempo di studiarsi gli alfabeti in casa e fare esercizio di lettura si trova in netta difficoltà.

Il nostro corso di alfabetizzazione è così organizzato:

– lezioni settimanali di 2 ore

– In ogni lezione si alternerà lo studio degli alfabeti a curiosità culturali, nozioni lessicali e esercizi vari di scrittura e lettura.

 

 

 

Programma del corso:
-alfabeto hiragana
-alfabeto katakana
– introduzione allo studio dei kanji
– espressioni base di conoscenza
-saluti
-numeri
– chiedere l’ora
– tempo atmosferico
-parte culturale: feste, usanze, numerologia…..
-esercizi di scrittura e lettura

Contributo richiesto ai soci per l’organizzazione del corso
160 euro  comprensivo di

  • quota annuale di iscrizione all’associazione per l’anno 2019
  • dispensa
  • cartelletta con fogli e penna
  • materiale distribuito durante le lezioni
  • attestato di partecipazione

– classi di massimo 6 persone
– per chi avesse problemi di lavoro, o altre motivazioni, possibilità di recuperare  la lezione persa concordandosi con l’insegnante.

I corsi si terranno a Cagliari, la sede esatta dipenderà dal numero di iscritti e sarà comunicata tempestivamente ai partecipanti.

Le lezioni saranno tenute da

Antonella Fiori, studiosa della lingua e cultura giapponese, con varie esperienze nell’insegnamento sia a italiani che stranieri. Nel 2016 ha lavorato in Giappone presso un azienda nell’ambito culturale e presso l’Accademia Italia per insegnare l’italiano ai giapponesi.

Per iscriversi contattare alla mail eventsplanning2015.info@gmail.com

  •  il corso “FavoLeggiamo in lingua giapponese” 

Il corso è rivolto a chi ha già seguito il primo e comunque conosce già gli alfabeti giapponesi.

Le prime 10 ore si baseranno sulla lettura della favola “cappuccetto rosso”, ovviamente in lingua giapponese,. Si potenzierà la capacità di lettura, si studierà il lessico legato alla favola. Le 10 ore successive saranno invece lezioni tematiche durante le quali si fornirà il lessico e le espressioni riferite ad una determinato tema ( presentarsi e invitare qualcuno in un locale, descrizione casa, cibo, tempo).

Il contributo richiesto per lo svolgimento del corso è di 180 euro e comprende quanto scritto sopra per il corso di alfabetizzazione.

 

 

 

Calendario annuale

Date corsi alfabetizzazione

  • febbraio – marzo ogni martedì ore 16:30-18:30-  dal 19 febbraio al 23 aprile ( escluso martedì grasso 5 marzo)
  • maggio – luglio       ogni venerdì  ore 18:00-20:00  dal 10 maggio al 12 luglio
  • ottobre- dicembre   ogni mercoledì ore 16:00-18:00 dal 16 ottobre al 11 dicembre

Date corsi di Favoleggiamo

  • febbraio – marzo ogni martedì ore 18:30- 20:30  dal 19 febbraio al 23 aprile ( escluso martedì grasso 5 marzo)
  • maggio- luglio   ogni martedì ore 18:00-20:00 dal 7 maggio al 9 luglio
  • ottobre- dicembre   ogni mercoledì ore 18:00-20:00 dal 16 ottobre al 11 dicembre

Date corso base – modulo 1-  50 ore, 4 ore settimanali 

  • maggio-luglio  ogni martedì e venerdì dalle 16:00 alle 18:00 dal 7 maggio al 30 luglio.

I corsi partiranno se si raggiungerà un minimo di 3 iscritti.

Per ulteriori informazioni e iscrizioni contattare alla mail dell’associazione eventsplanning2015.info@gmail.com

o compilare il seguente modulo.

 

 

 

 

 

Auguri per un nuovo anno Wabi Sabi

Ci siamo, il nuovo anno è arrivato. Come ogni anno si fanno le somme di ciò che è stato raggiunto nell’anno appena trascorso e si fissano i nuovi obbiettivi per quello che inizia.

Il mio 20I8 è stato decisamente intenso e alquanto stressante, la più grande lezione è stato scoprire di avere una resistenza allo stress molto alta. Ho raggiunto alcuni traguardi, ho seminato per raggiungerne altri in questo nuovo anno e nei successivi, ho visto la vera faccia di alcune persone e le ho eliminate dalla mia esistenza, ho conosciuto tante nuove belle persone e approfondito la conoscenza con vecchie amicizie.

Ho concluso il 20I8 con un sorriso pieno di  soddisfazione, non tanto per quello che ho fatto per la mia crescita culturale e lavorativa quanto per il percorso, iniziato diversi anni fa, per trovare un equilibrio interiore, quello che ti fa accettare anche le cose “brutte” che ti accadono e te le fa affrontare a testa alta, che ti permette di piangere, di sfogarti ma poi anche di reagire e andare avanti in modo sereno e col sorriso.

Ho imparato negli anni a smettere di cercare quella perfezione che non si raggiungerà mai, ho iniziato a definirmi “perfettamente imperfetta”, ad accettare ogni mia imperfezione, le perfette imperfezioni delle persone che mi stanno accanto, che sono entrate nella mia vita per un motivo o per l’altro, le imperfezioni della vita, dei progetti che tutti immaginiamo noiosamente lineari e perfetti e nella vita sono pieni di insidie ma perfettamente gratificanti quando li realizziamo.

Ho scoperto che il modo in cui ho iniziato a vivere, nella cultura giapponese, ha un nome: “wabi sabi” 侘寂. E’ un concetto intraducibile in italiano. I due kanji che la compongono sono

  •  wabi 侘 povertà, semplicità e
  • sabi 寂, che indica quella bellezza che nasce dal passare del tempo. Wabi Sabi è una filosofia antica giapponese che si basa sul principio di trovare la bellezza e la perfezione nelle imperfezioni. Si impara a concentrarsi sui pregi, trasformando i difetti in veri punti di forza. Non si tratta solo di accettare o negare quelle cose che possono dar fastidio, piuttosto si tratta di apprezzare l’unicità di ogni persona, cosa, esperienza fino in fondo.

Il cantante e poeta Leonard Cohen ha espresso il concetto wabi sabi nella sua Anthem

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack in everything
That’s how the light gets in.

Suona le campane che ancora possono  suonare
Dimentica  la tua offerta perfetta
In ogni cosa c’è una fessura
Da cui passa la luce.

Trovo che questo concetto sia strettamente collegato all’arte del kintsugi di cui avevo parlato nei miei auguri del 20I6 (qui di seguito il link per chi volesse leggerlo)

https://eventsplanningblog.wordpress.com/2016/12/24/il-natale-il-nuovo-anno-e-un-augurio-ad-affrontarlo-con-la-tecnica-giapponese-del-kintsugi/

Imparare a vivere seguendo la filosofia wabi sabi non è semplice per gli occidentali in quanto la nostra cultura ci condiziona a cercare la perfezione in ogni cosa , e questa ricerca ci conduce a uno stato di insofferenza e frustrazione. Ci si preoccupa troppo di ciò che pensano gli altri di noi e spesso si rimane bloccati dalla paura di essere giudicati.

Nel momento in cui si decide di cambiare atteggiamento mentale questa filosofia, questo modo di affrontare la vita, diventa la cosa più naturale di questo mondo.

Augurare un anno sereno è come affidare a una forza esterna la possibilità di vivere sereni ed essere felici, invece io vi auguro di imparare ad affrontare la vita secondo i principi del wabi sabi affinchè possiate affrontare con serenità ogni avvenimento ed essere felici anche nelle avversità. 

Per quanti si sentono bloccati, irrigiditi nel loro percorso di vita riporto qui una parte di un libro a cui sono particolarmente legata 

“...Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. Non avresti dovuto.  Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato poco a poco. Perchè?…..

Anche se ricominci da capo, e riesci a rimettere a posto la tua vita, è probabile che tu rifaccia le stesse cose. E’ una tendenza. E quando si supera un certo punto , non si può tornare indietro.E’ troppo tardi.

– Che cosa devo fare?

….Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente, capisci? Devi continuare a danzare, finchè ci sarà musica. non devi chiederti perchè. Non devi chiederti cosa significa…… Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai usali tutti. fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. …

Finchè c’è musica devi danzare”. ( Dance dance dance, Murakami Haruki)

Nessuno può impedire che accadano certe cose nella propria vita. Non possiamo manipolare gli eventi esterni ma possiamo decidere come reagire e come viverli.

Buon 2019

Antonella

bibliografia

“Wabi Sabi love”, Arielle Ford

“Wabi sabi. the japanese art of  impermanence.”, Andrew Juniper

“Dance, dance, dance”, Murakami haruki.

 

Natale in Giappone e Sardegna

eventsplanningblog

In Giappone i cristiani sono una minoranza della popolazione e il Natale non rientra nel calendario delle feste nazionali; il 25 dicembre quindi non è per loro un giorno festivo, bensì uno come un altro. Nonostante ciò, chi si trova a girare per le strade di una cittadina nipponica in questo periodo, non può che rimanere affascinato e stregato dall’atmosfera natalizia che si respira. Luci, alberi, addobbi di ogni sorta sono ovunque senza risparmio.
Il Natale è una festa solamente commerciale e può essere paragonata al nostro giorno di San Valentino (che anche loro festeggiano ): una giornata da passare con la persona amata, un occasione per fargli un regalo e andare a cena in un ristorante.

L’inizio di questa usanza in Giappone risale al 1974, in seguito alla campagna pubblicitaria di una nota azienda, la KFC(Kentuchy Fried Chicken). Da allora, è tradizione il 25 dicembre andare a mangiare pollo…

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Il dramma della violenza sulle donne in Giappone e Cina.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

Perché il 25 novembre?

L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (19301961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

In Italia solo dal 2005 alcuni centri anti-violenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International celebrano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. Dal 2006 la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna promuove annualmente il Festival “La violenza illustrata”,unico festival nel panorama italiano interamente dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.  Nel 2007 100.000 donne (40.000 secondo la questura) hanno manifestato a Roma “Contro la violenza sulle donne”, senza alcun patrocinio politico. È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica, anche per le contestazioni che si sono verificate a danno di alcuni ministri e di due deputate.            Nel 2016, il 26 novembre, il movimento delle donne, organizzato intorno alla sigla Nonunadimeno scende sulle strade di Roma in una imponente manifestazione contro la violenza alle donne con la presenza di 200.000 donne. Ormai centinaia di iniziative in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.

Nel corso degli ultimi anni, le donne dell’Estremo Oriente hanno iniziato a uscire dal silenzio e a opporsi alle frequenti violazioni dei propri diritti, con richieste, denunce e iniziative di autotutela che, sull’onda del movimento #MeToo, hanno raggiunto il loro apice in questo 2018.

In Giappone

Secondo alcuni studi il Giappone è uno dei Paesi più sicuri del mondo ma, dietro le porte di casa, le donne stanno diventando sempre più vulnerabili: sono aumentati i casi di violenza domestica. Una donna su tre dichiara di aver subito molestie in casa o in ufficio, e solo il 5% delle violenze viene denunciata.

Il termine ‘violenza domestica’ ha cominciato ad essere usato dai media giapponesi nel 1998, fino ad allora, la violenza domestica era stata nascosta dalla cultura della vergogna. Si dice che “una donna su 20 in Giappone sia stata soggetta a una violenza che ha messo a repentaglio la sua vita”. Nel 1999 vi fu un caso in cui un console giapponese a Vancouver  fu arrestato per percosse alla moglie, e  si difeso dicendo che “fin dall’antichità in Giappone non è mai stato male picchiare la moglie, e che si tratta semplicemente di una differenza culturale”.

Cultura e società sono spesso schierate contro le donne e ne deridono i timori.           Frasi come “iya yo iya yo mo suki no uchi” fanno parte del gergo comune e  nell’immaginario collettivo maschile, quando una donna dice di “no” sta in realtà acconsentendo indirettamente: è solo troppo timida o pudica per dirlo esplicitamente. La colpa delle violenze ricade quasi sempre sulla vittima, per i suoi atteggiamenti, per il modo di vestire, per l’aver volontariamente deciso di incontrare l’uomo che l’ha poi attaccata, l’aver volontariamente deciso di sedersi al tavolo di un bar con lui.

Molto spesso la violenza nasce dall’abuso di alcol e per questo, la catena di bar giapponese Yaocho Bar Group ha deciso di invitare gli uomini a essere più responsabili  con campagne contro la violenza sulle donne abbastanza forti. Nel 2015 sui tavolini dei bar e sotto i boccali di birra sono stati distribuiti dei sottobicchieri con l’immagine di una donna deturpata dalla violenza, i quali, grazie all’uso di una tecnologia termochimica, i classici ritratti femminili, stampati sui sottobicchieri, cambiavano aspetto, ricoprendosi di ferite: il contatto con il freddo permetteva alla superficie di “pestare” le donne. 

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Il patriarcato nipponico è tornato sotto la lente di ingrandimento per l’assenza di reazioni di rilievo alla campagna per denunciare gli abusi che ha unito le donne di tutto il mondo sotto l’hashtag del #metoo. La femminista Saori Ikeuchi ha spiegato che la radice è nell’abitudine sociale di scoraggiare le donne a dire «no», anche se si tratta di sesso non consensuale.

Il 75% delle violentate tace per vergogna o per paura. Sono molti i casi sul posto di lavoro. Nel 2017 solo un terzo dei casi per violenza sessuale sono arrivati in tribunale e delle 1.678 persone processate, solo il 17% sono state condannate a più di tre anni. Nel 60% dei casi la vittima conosceva il violentatore, gli ambienti lavorativi sembrano inoltre essere i luoghi dove più spesso occorrono molestie e violenze.

Il caso che più ha toccato l’opinione pubblica è stato quello della giornalista Shiori Ito che nel 2017 ha denunciato di essere stata violentata da un suo collega Noriyuki Yamaguchi di averle somministrato droga di nascosto, mentre i due discutevano di un’opportunità di lavoro in un sushi bar, e di averla in seguito violentata in un hotel di Tokyo.  Non ha avuto paura di andare alla polizia né di mostrare la sua faccia in televisione. Ha rifiutato di essere etichettata anonimamente come “vittima A”, un escamotage con cui la stampa giapponese protegge l’anonimato di chi ha subito violenza. «Non sono una vittima senza nome», ha spiegato alla stampa. «Sono un essere umano che si chiama Shiori Ito e voglio usare la mia voce per dimostrare la realtà delle violenze sessuali».

 

La giovane giornalista è stata coperta di  insulti e perfino minacce di morte. La Ito ha affermato che In Giappone gli stupri tendono ad essere considerati come qualcosa che succede solo nei film.” Denunciarli apertamente, nella vita reale, è un atto rivoluzionario.  
Ma di coraggio ne ha avuto molto meno un procuratore, che dopo avere deciso, sulla base delle indagini di polizia, di far arrestare il sospetto stupratore ha fatto marcia indietro in seguito ad una telefonata da parte di un segretario del Capo di Gabinetto del premier Abe. Il sospetto stupratore, infatti, è un giornalista famoso, amico personale del premier, autore di un paio di saggi su di lui. Il caso è stato praticamente ignorato dalla stampa locale, fino a quando al Circolo della Stampa Estera è stato deciso di ospitare la collega, che nel frattempo ha scritto un libro sulla vicenda, “Black Box”  Scatola nera. Il titolo viene da una frase detta da un funzionario di polizia che si è occupato del suo caso.

«Chi può sapere cos’è realmente successo?», avrebbe obiettato.

«Quello che succede tra un uomo e una donna è in una scatola nera, impenetrabile dall’esterno».

La giornalista è ormai il volto giapponese della lotta contro la violenza sulle donne.

In una conferenza stampa a New York  proprio sullo stato delle donne ha dichiarato: «Mi hanno detto di non umiliare il Giappone diffondendo la mia storia». Ecco, forse bisognerebbe cominciare a riflettere sul fatto che invece è proprio il silenzio delle donne che umilia il Sol Levante.

Cina

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2013, circa la metà degli uomini cinesi ha usato violenza psicologica o fisica sulla propria compagna. Numeri non troppo differenti da quelli di altre parti del mondo, ma particolarmente grave è che in Cina il 72 per cento degli uomini che hanno abusato di una donna, non abbia subìto nessuna conseguenza legale.                                                                                                                                          All’inizio del novecento, quando la Cina era ancora un impero, molti intellettuali erano convinti che la questione dei diritti delle donne fosse centrale per trasformare la Cina in una nazione moderna. Anche ai tempi di Mao, l’uguaglianza tra uomini e donne era considerata fondamentale per il paese e un vanto dei sistemi socialisti. Poi con l’apertura al mercato, le cinesi hanno perso il terreno già conquistato.                                                 Nel 2014  in seguito all’attività di tante organizzazioni la Cina elabora una prima normativa contro la violenza domestica che diviene effettiva a inizio 2016. La norma voleva aiutare le donne a denunciare e a essere aiutate nel percorso eventualmente successivo, ma come sottolineò proprio nel 2016 la scrittrice Amanda Roberts sulla pagina internet del Nanfang,  era però una legge troppo vaga che dava il contentino alle organizzazioni femministe, ma non vi era alcuna copertura per le coppie omosessuali e non puniva legalmente la violenza sessuale, dato che la legge parlava di «molestie psichiche e fisiche» ma non di esplicita violenza sessuale.

Wei Tingting, Li Tingting, Wang Man, Zheng Churan e Wu Rongrong (di età tra i 25 e i 33 anni) sono 5 donne che avevano  animato azioni dal basso mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti delle donne. Nel 2015  furono arrestate con l’accusa di voler disturbare la quiete pubblica per impedire loro di distribuire, nei mezzi pubblici, adesivi e volantini contro la violenza sessuale in occasione dell’8 marzo.

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“Speriamo che i leader di altri paesi rispettino la sovranità e l’indipendenza della magistratura cinese”.

Così Hua Chunying, la portavoce del ministro degli esteri cinese, aveva risposto alle pressioni di alto livello arrivate dall’Unione europea, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti per il rilascio delle cinque femministe arrestate. La notte del 13 aprile, dopo più di un mese di detenzione, le cinque attiviste sono state liberate su cauzione.

Feng Yuan, della Rete contro la violenza domestica di Pechino, organizzazione non governativa registrata, che agisce in sintonia con la Federazione di tutte le donne, dichiara che in Cina ci sono

  • le donne in movimento (yundong funü) e
  • il movimento delle donne (funü yundong).

Le prime servono la nazione attraverso l’organizzazione statale della Federazione di tutte le donne. Le altre… non hanno praticamente spazio. Chi chiama all’azione dal basso non è ben visto nella Repubblica popolare, anche se i suoi obiettivi coincidono con quelli del governo. 

Secondo una corte di Pechino almeno il 93% dei casi di divorzi su cui è stata chiamata a decidere, dipenderebbero da violenze sessuali all’interno delle mura domestiche. Si tratta di dati rilevanti che testimoniano anche la volontà delle donne cinesi di denunciare le violenze subite, in un ambiente che ancora non sembra favorire la loro difesa e il loro accompagnamento legale e psicologico in casi di molestie.

Come spesso accade in Cina alcune tematiche ritenute scabrose o negative per l’immagine della Cina nel mondo vengono tenute sotto controllo e Pechino prova a far sì che, semplicemente, non se ne parli mai.

 Lu Xiaoquan, direttore di uno studio legale di Pechino, collegato all’organizzazione non governativa per i diritti delle donne, Pechino «Zhongze Women Legal Aid Center» dichiara nel South China Morning Post che l’ambiente sociale cinese è sempre stato «tollerante» con le violenze domestiche, viste come qualcosa di tipico della vita famigliare , anzi  le autorità politiche e la società intera sembra semplicemente negare o fingere di non vedere queste problematiche.                                                                               In un articolo sul quotidiano China Daily  venne pubblicato un intervento nel quale il tema delle violenze sessuali veniva presentato come una problematica tipicamente occidentale, perché distante dai valori tradizionali cinesi. L’opinione, al momento cancellata dal sito internet, era quella di un insegnante maschio di origini canadesi ed egiziani ma residente a lungo a Pechino. Nel suo articolo l’insegnante specificava che in Cina questi problemi non esistevano. «Agli uomini cinesi – si poteva leggere – è stato insegnato a proteggere le proprie donne. Il comportamento inappropriato verso le donne, comprese le molestie sessuali, contraddice ogni valore e costume tradizionali cinesi». Queste parole hanno sollevato non poche polemiche tanto in Cina quanto all’estero.  Leta Hong Fincher, autrice di un libro intitolato «Betraying Big Brother: China’s Feminist Resistance» ha raccontato al Guardian che «nella società cinese c’è una pervasiva misoginia, a cui va aggiunta un’enorme repressione del governo sul femminismo; quindi tutte le donne che vogliono avanzare devono decidere di correre un rischio enorme».

Antonella Fiori

Fonti

wikipwdia

www.zingarate.com

www.bunnychan.it

www.archiviostorico.corriere.it

/www.donnesulweb.it/

http://www.corriere.it

www.animenewsnetwork.com

https://focusgiappone.net/donne-vittime-degli-uomini-anche-in-giappone/

http://www.pinkblog.it/

https://www.alganews.it

https://www.lettera43.it/

Eastwest.eu,,31 ottobre 2017, English article,South China Morning Post

https://www.laogai.it/

https://www.internazionale.it

https://cinaoggi.it/2016/11/26/violenza-domestica-in-cina/

Essere donne in Estremo Oriente: storie di abusi e diritti negati

 

immagine di copertina

https://www.mammeaspillo.it/stare-bene/stop-alla-violenza-sulle-donne

 

corso di alfabetizzazione della lingua giapponese 2019

eventsplanningblog

L’associazione Events planning ha aperto le iscrizioni per i nuovi corsi di lingua giapponese che inizieranno a nuovo anno, a partire dal 7 gennaio 2019. 

Per i mesi di gennaio-marzo sono aperte le iscrizioni per i corsi di alfabetizzazione e favoLeggiamo in giapponese. Ad aprile si apriranno le iscrizioni per il livello base.

Per i corsi di alfabetizzazione giapponese è possibile prenotarsi per le lezioni o del lunedì o del mercoledì o del venerdi, nelle fasce orarie 16:00-18:00 o 18:00-20:00.

Partiranno i corsi in cui si raggiungerà il numero minimo di 3 persone.

IL corso di alfabetizzazione della lingua giapponese  è rivolto a chi si approccia per la prima volta alla lingua.

Ha una durata di 20 ore ed è volto a studiare gli alfabeti della lingua nipponica
hiragana
katakana
e introduzione ai Kanji

Obiettivo del corso è quello di imparare a leggere e scrivere in giapponese.
Cosa c’è…

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